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Tagli alle "pensioni d'oro"? si ma anche i lavoratori "normali" ci rimettono!

Date: 30-11-2014 / Author: sapaf /
Pensioni, SAPAF

Emendamento alla "legge di stabilità 2015" sulle pensioni: l'analisi del SAPAF

inpsÈ notizia di questi giorni, apparsa su diversi quotidiani e telegiornali, l’approvazione di un emendamento alla legge di stabilità che, tra i tanti presentati, riguarda le pensioni.

I titoli dei mass media riportano in maniera fuorviante il contenuto delle disposizioni presenti nel testo dell’emendamento, facendo intendere che viene in qualche modo posto un tetto alle cosiddette “pensioni d’oro”, con riferimento a quei trattamenti pensionistici di magistrati, dirigenti o altre categorie che godono di pensioni sostanziose; in realtà, tale emendamento riguarda TUTTI i lavoratori ed anche gli operatori di polizia!

Alla legge di stabilità in discussione in Parlamento in questi giorni è stato introdotto, infatti, l’art. 44 bis (il cui testo è consultabile in calce al presente articolo), nel quale al comma 1 viene sancito che, con riferimento al c.d. “contributivo per tutti” a valere sulle anzianità contributive maturate a partire dal 1° gennaio 2012 (art. 24, c. 2 della legge 214/2011, legge Monti – Fornero, leggi il nostro articolo del 19-03-2012), gli effetti eventualmente positivi di tale disposizione non saranno considerati per le pensioni che, calcolate con la normativa vigente prima della riforma Fornero, risultassero inferiori agli stessi trattamenti calcolati con il sistema pro rata del contributivo.

Proviamo a tradurre il politichese (alla faccia della semplificazione e del Ministero all’uopo istituito!): come avevamo correttamente interpretato e commentato la riforma Fornero su tale particolare aspetto (leggi il nostro articolo del 18-05-2012), era tanto evidente quanto insolito, vista la riforma pensionistica di lacrime (di coccodrillo della Fornero) e sangue (dei lavoratori!), che venisse contemplato qualche vantaggio pensionistico per qualcuno:

l’applicazione del contributivo per tutti a partire dal 1° gennaio 2012, per coloro i quali hanno maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a quella richiesta per il raggiungimento della massima aliquota contributiva (80%), consente una valorizzazione ai fini pensionistici anche dei periodi lavorativi successivi a quelli necessari al raggiungimento dell’80%. Prima di tale modifica normativa invece, gli anni eventualmente eccedenti quelli necessari per ottenere l’aliquota massima, non potevano più incrementare detta aliquota e, di conseguenza, neanche l’importo finale della pensione. La riforma Fornero, pertanto, aveva in qualche modo sanato (sicuramente in maniera involontaria!) tale discrasia: con l’applicazione del sistema contributivo e il conseguente venir meno del concetto di massima aliquota contributiva, se da un lato venivano abrogate tutte quelle disposizioni connesse con l’aliquota massima (su tutti: l’accesso a pensione, ai sensi dell’art. 6, comma 2 del D. Lgs.vo n. 165/1997, con 53 anni + eventuale adeguamento alle speranze di vita e l’80% di pensione, valevole adesso solo per chi già possiede l’aliquota massima entro il 31/12/2011) dal punto di vista del calcolo pensionistico, chi aveva già maturato detta aliquota avrebbe avuto, seppur esiguo, qualche vantaggio economico.

E così, a distanza di 3 anni, ci pensa l’attuale Governo, alla sempre più disperata ricerca di fondi, a cancellare l’unica cosa positiva presente nella riforma Fornero! Tale emendamento inoltre, oltre ad avere la particolarità di applicarsi retroattivamente anche nei confronti di coloro i quali sono andati in pensione negli anni in cui era in vigore la legge Monti (le cui pensioni eventualmente superiori al vecchio sistema di calcolo verranno decurtate a partire però dal 1° gennaio 2015, senza richiesta di arretrati, bontà loro!), si applica, come al solito, a tutti indistintamente, compreso il personale del Comparto Sicurezza, Difesa e pubblico soccorso, ancora una volta in spregio alla ormai dimenticata specificità.

Ma come spesso avviene nell’elaborazione delle norme, a qualcuno non molto competente e spinto esclusivamente dalla sete di risparmiare sulle pagliuzze lasciando intatte le travi, sfuggono alcuni effetti imprevisti: a nostro modesto parere, infatti, tale modifica della riforma Fornero, potrebbe portare, per il solo personale del Comparto beneficiario di quanto previsto dal citato d. lgs.vo n. 165/1997, al completo ribaltamento di quanto stabilito dall’Inps – gestione ex Inpdap nella nota n. 2569 del 20/02/2012 (leggi il nostro articolo del 26-02-2012): se coloro che, rientrando nel sistema di calcolo retributivo (con almeno 18 anni di contribuzione al 31/12/1995), non hanno raggiunto l’aliquota massima dell’80% al 31/12/2011, potranno ulteriormente incrementare quella maturata anche posteriormente a tale data, proprio in virtù di quanto previsto nell’emendamento citato, in teoria potrebbero (il condizionale è d’obbligo!) cessare dal servizio una volta raggiunto sia il requisito anagrafico richiesto (attualmente 53 anni e 3 mesi) che l’80% dell’aliquota di pensione.

Vi terremo aggiornati su tale importante questione una volta definiti tutti i diversi aspetti interpretativi connessi a tale questione.

Il nostro servizio pensionistico è come sempre a disposizione per qualunque ulteriore chiarimento in merito.

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