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Ricorsi Forestali: aggiornamenti

Date: 23-04-2017 / Author: sapaf /
Notiziari

sapafugl-cfs

AGGIORNAMENTO AZIONI DECRETO LEGISLATIVO 177/2016.

Innanzitutto, si segnala che le ordinanze del Consiglio di Stato nn. 1346, 1347, 1348 e 1349 del 27 marzo 2017, che affermano, in merito al contenzioso relativo alla riforma introdotta dal d.lgs. n. 177/2016, la competenza dei TAR territoriali, da individuarsi in relazione alla sede di servizio del pubblico dipendente, sono state confermate anche da ulteriori, successive pronunce del medesimo Supremo Consesso della Giustizia Amministrativa. I TAR territoriali si stanno dunque adeguando a tale decisione ed il Presidente del Tar del Lazio ha, di recente, deciso che le procedure originariamente introdotte dinanzi la sezione distaccata di Latina dovranno, da tale Sezione, essere decise.

Si dà comunicazione della registrazione del reclamo collettivo presentato, nell’interesse dell’UGL-CFS e del SAPAF a tutela dei diritti del personale coinvolto dalla detta riforma, davanti al Comitato europeo dei diritti sociali.

Come noto, contestualmente alle azioni dinanzi ai TAR nazionali, si è proceduto a presentare, con il patrocinio dello Studio Legale ed in rappresentanza delle Organizzazioni sindacali, un reclamo nei confronti dell’Italia, per denunziare come il d.lgs. n. 177/2016 ed i conseguenti provvedimenti amministrativi, determinando per i membri del Corpo forestale dello Stato, una mutazione ope legis, del proprio status giuridico, da civile a militare ed, in taluni casi la perdita delle funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, contrastino con i diritti garantiti dalla Carta sociale europea. In particolare, si è denunziato come vi sia, dal “nostro” punto di vista, una lesione del diritto riconosciuto da tale Carta allo svolgimento di un’attività lavorativa liberamente scelta, del diritto di potersi iscrivere ad una associazione sindacale che tuteli i propri interessi, nonché del diritto alla negoziazione dei provvedimenti incidenti sulla sfera professionale.

La Carta sociale europea è un trattato del Consiglio d’Europa, che garantisce i diritti sociali ed economici fondamentali (che hanno, come la CEDU, genesi nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani), tra cui il diritto al lavoro ed i diritti sindacali. Il rispetto degli obblighi sottoscritti dagli Stati (tra i quali l’Italia) in base alla detta Carta è soggetto al controllo del Comitato europeo dei diritti sociali. I suoi membri, indipendenti e imparziali, sono nominati dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa e controllano che la Carta sociale europea sia rispettata, valutando i rapporti redatti dagli Stati contraenti, e giudicando sui reclami collettivi, presentati dalle parti sociali e da altre organizzazioni, quale è appunto quello da noi presentato.

Occorre osservare che le decisioni del Comitato europeo dei diritti sociali sono dichiarative; in altre parole, esse dicono se vi è stata una violazione della Carta o meno. Su queste basi, le autorità nazionali sono tenute ad adottare apposite misure per dare loro efficacia nell’ordinamento giuridico interno. A tale proposito, i tribunali nazionali possono dichiarare illegittima o disapplicare la normativa nazionale coinvolta, se il Comitato europeo dei diritti sociali ha deciso che essa non è conforme alla Carta.

Il detto Comitato, nel registrare con il numero 143/2017 il reclamo presentato, ha invitato il Governo italiano a esporre le proprie osservazioni in merito alla ricevibilità delle doglianze esposte, entro il 26 aprile 2017. Successivamente a tale data, il Comitato emetterà una decisione sulla ricevibilità del reclamo. Se tale decisione sarà positiva, la procedura proseguirà con ulteriori scambi di atti difensivi, ai fini di una decisione sul merito delle violazioni segnalate.

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