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ALCUNI NOTIZIARI DEL 2016

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LA VOCE DEI FORESTALI

In molti, anche nel recente passato, continuano a chiederci perché vanno presentati i ricorsi e perché non può farli direttamente il sindacato. E’ legittimo che dubbi e perplessità possano essere diffusi e proprio con l’intento di fugarli stiamo organizzando, insieme al cartello sindacale del CFS, una serie di assemblee sul territorio per comunicare le scelte ed indicare le strade da intraprendere, cercando di spiegare (non convincere) le ragioni di quella che è una scelta ‘obbligata’ per quanti non vorranno passivamente subire una militarizzazione forzata che rischia di stravolgere le vite nostre e dei nostri cari!

Tali incontri vedranno la partecipazione dell’avvocato Egidio Lizza dello Studio Romano e dell’avvocato Francesco Buscicchio dello studio Cimadomo - Buscicchio (per le regioni del sud). Dopo quelle di Napoli e di Foligno (PG), i prossimi appuntamenti saranno a L’Aquila (oggi), a Roma (domani), a Firenze (06-10), a Bari (12-10) e a Milano (14-10), ai quali seguiranno altre date in altre località.

Con la pubblicazione del famigerato decreto legislativo 177-2016, che accorpa il CFS ed i Forestali all’Arma dei Carabinieri (modificando sostanzialmente anche gli assetti definiti con la legge 121/1981, ma al momento limitiamoci ai tanti e gravi problemi di casa nostra!), è ancor più chiaro l’intento del Governo di “costringere” ad un’unica scelta il personale, ovvero quella del contingente iniziale di inquadramento (con 7.177 forestali collocati d’imperio in quello dei Carabinieri!), lasciando come unica alternativa percorribile la possibilità di transitare in poche altre amministrazioni statali, con conseguente uscita dal Comparto Sicurezza e tutti gli svantaggi e le incognite del caso (che potrebbero portare persino al licenziamento!). Per alcuni, inoltre, tale uscita dal Comparto Sicurezza è già “d’ufficio”: parliamo di coloro i quali saranno individuati da subito nei contingenti dei Vigili del Fuoco e del MIPAAF.

Quindi, mentre con il precedente testo discusso in Parlamento nei mesi scorsi, si poteva ipotizzare una seppur modesta “scelta” alternativa alla militarizzazione, con il decreto pubblicato non viene concessa più nemmeno questa.

Tale modifica influisce direttamente sulle strategie legali e ci porta a dire che se si vuole sperare di salvare il CFS, oltre a salvaguardare la propria professionalità, i propri diritti e le proprie prerogative, l’unica strada percorribile è il ricorso avverso i provvedimenti attuativi del decreto legislativo: nell’impugnare dinanzi ai TAR i decreti di assegnazione/trasferimento, sarà, infatti, richiamata l’incostituzionalità della norma da cui discendono, oltre alla censura del forzato cambiamento di status da civile a militare. Per coloro i quali, invece, verranno assegnati/trasferiti fuori dal Comparto Sicurezza, ferma restando la richiesta di incostituzionalità, si ricorrerà contro tale obbligo. Inoltre, verranno richiamate anche tutte quelle particolari condizioni che saranno inevitabilmente lese, quali, ad esempio, la prescritta volontarietà a diventare militari per le donne Forestali o la radicale trasformazione del personale appartenente ai ruoli tecnici.

I ricorsi, quindi, avranno tutti lo stesso fine: censurare gli effetti dei decreti attuativi con la conseguente richiesta di incostituzionalità del decreto legislativo e della legge primaria.

E’ naturale, quindi, affermare che se saranno migliaia (come sappiamo esserlo già le adesioni), oltre al problema giuridico emergerà anche un problema politico nei confronti di una riforma sbandierata ai quattro venti come efficiente ed efficace ma che in realtà non solo non porterà ad alcun risparmio ma che è anche illogica e deleteria, come abbiamo sempre sostenuto.

Prima di procedere a delle esemplificazione sui quesiti più diffusi, ricordiamo che il ricorso proposto dal cartello sindacale ha un costo massimo di 200,00 per tutti i gradi di giudizio (TAR, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale), comprensivo anche del ricorso alla Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo per le violazioni dei Trattati europei; a questa cifra verrà sottratto il contributo sindacale (riservato agli iscritti) che varierà a seconda dei partecipanti (vedi anche il comunicato congiunto del 7 agosto 2016).

Nell’invitarvi a partecipare numerosi alle assemblee che si terranno nei prossimi giorni, ricordiamo che il SAPAF, anche attraverso le proprie strutture territoriali, è a disposizione per ogni chiarimento in merito alle azioni legali.

In questa sezione ci proponiamo di raccogliere di volta in volta le domande e i dubbi più comuni in relazione ai ricorsi percorribili, con l’augurio di essere più esaurienti possibile, in maniera tale che ognuno di noi possa avere un quadro di riferimento chiaro ed approfondito di quelle che saranno le iniziative legali da intraprendere, per poter scegliere in tutta libertà, liberi da timori o dubbi di qualunque sorta, come e se tutelare i propri diritti e la propria professionalità.

PERCHE’ IL RICORSO E’ SOGGETTIVO?
Perché non potendo opporsi direttamente ad una legge, si censura la sua applicazione nei confronti dei singoli soggetti, esplicata attraverso l’emanazione di decreti a firma del capo del Corpo.
QUANDO VA PRESENTATO IL RICORSO?
Nei 60 giorni successivi alla pubblicazione dei decreti del capo del CFS, presso il TAR competente per  giurisdizione rispetto alla sede lavorativa del singolo ricorrente.
A COSA MIRA IL RICORSO?
A salvaguardare la professionalità e lo status civile di ogni singolo, attraverso la richiesta di incostituzionalità del decreto legislativo 177-2016.
COSA PUO’ CAPITARMI SE FACCIO RICORSO?
Nulla, in quanto, nella peggiore delle ipotesi, in caso di mancato accoglimento, permarranno in vigore i decreti attuativi del C.d.C.. Inoltre, sempre in tale malaugurata ipotesi, non si rischia neanche il pagamento delle spese legali, in quanto non ci sono potenziali contro interessati lesi, né amministrazione CFS né tantomeno l’Arma dei Carabinieri.
QUALORA IL TAR CONCEDESSE LA SOSPENSIVA, COSA POTREBBE ACCADERE?
Innanzitutto la sospensiva avrebbe effetto solo sui partecipanti al ricorso dinnanzi al TAR che ha concesso la sospensiva. Inoltre, si continuerà a percepire lo stipendio e ad essere in servizio regolarmente, anche se l’assegnazione/trasferimento dovesse arrivare prima di ogni ordinanza (di sospensiva) o giudizio finale.

notiziario 10

Con la pubblicazione del decreto legislativo adottato dal Governo sulla riforma delle Forze di Polizia e l’accorpamento del Corpo forestale dello Stato all’Arma dei Carabinieri, si chiude la fase “politica” di questa assurda vicenda ma si apre quella non meno importante (e speriamo anche più determinante) dei ricorsi. Ricorsi, al plurale, non a caso, perché oltre ad essere numerosi, saranno anche di diverse tipologie.

Da tempo il SAPAF, congiuntamente alle altre sigle aderenti al cartello sindacale del CFS (come anticipato dal comunicato dei giorni scorsi), ha interpellato diversi studi legali, in varie parti d’Italia, per fronteggiare gli effetti di un decreto che vedrà il Corpo sparire per sempre: abbiamo già effettuato diverse assemblee con gli avvocati e, qualora necessario, ne faremo altre, ma la cosa importante è che siamo pronti a far valere nelle aule dei Tribunali quelle ragioni che a livello politico non sono state volutamente recepite.

Anche se, come tutti voi, dobbiamo ancora leggere analiticamente il testo ufficiale del decreto, va chiarita, dunque, la strategia da adottare, anche perché i tempi per i ricorsi sono contingentati. Quello che non siamo riusciti ad ottenere “politicamente” potremo vedercelo riconosciuto con la fase dei ricorsi: un numero elevato di ricorsi soggettivi (presentati dai singoli) potrebbe rimettere in discussione i contingenti individuati nel decreto legislativo facendo venir meno alcuni principi contenuti nella legge Madia, con la conseguenza che, una volta ottenute le sentenze di accoglimento, il Governo dovrà necessariamente ridiscutere il testo. In parole povere, se dal contingente dei Forestali che dovranno passare nell’Arma dei Carabinieri, riusciranno (anche attraverso i ricorsi) a “svincolarsi” qualche migliaio di persone, allora alcuni principi cardine della legge delega cadrebbero e sarebbe necessario rivedere il tutto. Va da se che con il passar del tempo, il Governo sarebbe molto più debole di oggi e, con ogni probabilità, l’arroganza fino ad oggi mostrata nei nostri confronti non sarebbe più tale!

Va detto, innanzi tutto, che il SAPAF (probabilmente congiuntamente ad altre sigle sindacali) presenterà un ricorso alla Convenzione europea per i diritti dell’uomo (CEDU) avverso il decreto legislativo pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale, proprio contro la forzata militarizzazione che dovranno affrontare i Forestali.

Ma come già detto, i ricorsi che potranno portare ad un vero e proprio dietro-front sono quelli che ogni singolo Forestale dovrà affrontare e per questi abbiamo definito già delle linee guida con gli studi legali consultati, congiuntamente alle altre organizzazioni sindacali. Una volta inquadrati in uno dei contingenti previsti (Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e MIPAAF), sarà possibile fare domanda solo verso altre amministrazioni statali (di cui al decreto della Funzione Pubblica, da emanare entro 60 giorni da domani), con conseguente uscita dal Comparto e privatizzazione del rapporto di lavoro: ad avviso dei legali sarà ancora più evidente la forzatura che il Governo è intenzionato a fare “se vuoi rimanere nel Comparto Sicurezza, devi per forza accettare la militarizzazione!”.

Dato che per l’ordinamento giudiziario italiano, non è possibile ricorrere da parte dei singoli ad una legge dello Stato, il ricorso sarà presentato avverso i decreti attuativi del decreto legislativo (quindi con riferimento al/i decreto/i del Capo del CFS (che verranno emanati entro 60 giorni da domani) per richiedere di non essere militarizzati (o di non uscire dal Comparto sicurezza, per coloro che verranno individuati nei contingenti dei Vigili del Fuoco e del MIPAAF) e per mantenere le soggettive prerogative civilistiche, salvaguardando la scelta, fatta in passato da ognuno di noi, di partecipare ad un concorso pubblico per far parte di una polizia civile! Poiché il Governo ha scelto di accorpare i Forestali all’Arma dei carabinieri, è chiaro che il numero dei ricorsi (qualora accolti) influirà sull’applicazione della legge Madia. Inoltre, tali ricorsi chiederanno anche la “verifica” della incostituzionalità della norma in virtù degli effetti provocati che, qualora riscontrata, vedrà tali ricorsi giungere alla Corte Costituzionale. Anche in questo caso, più numerosi saranno i ricorsi e maggiori saranno le probabilità che la stessa Corte, in prima valutazione, sospenda gli effetti della norma.

Per questo tipo di ricorso (che come già detto nel comunicato congiunto, ha un costo massimo di 200,00 euro, per tutti i diversi gradi di giudizio), il personale non rischia nulla: infatti, sarà discusso nel giro di qualche settimana, quindi ancor prima che avvenga l’effettivo passaggio nell’Arma dei Carabinieri. Qualora non dovesse essere accolto, rimarrebbero validi i presupposti del decreto del Capo del CFS! Scriviamo questo, anche se sembra lapalissiano, in quanto qualche dirigente/funzionario (per fortuna non molti) sta cercando di spaventare il personale, dicendo che se viene presentato il ricorso, il destino è automaticamente segnato verso la pubblica amministrazione o addirittura verso una ridicola quanto assurda “schedatura”… niente di più falso! Tutelare i propri diritti non sarà mai considerato un atto ostile verso qualcuno (Carabinieri in primis), ma semplicemente un atto doveroso di chi ritiene calpestati diritti basilari, oltre che dispersa la propria professionalità.

Altri ricorsi saranno sicuramente presentati, anche al Giudice del Lavoro (che prevede procedure molto più snelle), perché, come sempre sostenuto, non lasceremo intentata nessuna strada per cercare di scardinare questo scempio di decreto! Per questi ultimi ricorsi, vi informeremo in dettaglio sulle fattispecie eventualmente ricorribili, una volta analizzato il testo del decreto legislativo insieme agli studi legali.

L’importante è che tutti i Forestali si rendano conto che la battaglia non è ancora conclusa, che attraverso i ricorsi non solo si possono salvaguardare le prerogative di ognuno di noi, ma si può anche tornare a ridiscutere del Corpo forestale dello Stato e di un suo diverso futuro!

Questo è l’unico modo che ci è rimasto, visto che il Governo non ha mai voluto confrontarsi con le rappresentanze del personale: purtroppo questa triste verità, ci porta a dire che le funzioni del CFS passeranno comunque all’Arma dei Carabinieri e che solo evitando che anche il personale le segua, si potrà ridiscutere questa assurda operazione politica!

Le nostre strutture territoriali, come la segreteria generale, sono a vostra disposizione per ulteriori chiarimenti sulle questioni affrontate, anche attraverso assemblee da organizzare nel breve periodo.

Viva il Corpo forestale dello Stato, lunga vita ai Forestali!

notiziario n.07-2016

Patrone rinviato a giudizio, ministro Martina non può non sapere
Sapaf: vicenda gravissima, il capo del Corpo forestale si dimetta

Roma, 9 giugno 2016 - "In Italia c'è un capo di una delle 5 forze di polizia, Cesare Patrone, che risulta rinviato a giudizio, assieme ad altri indagati, nell'ambito di una delicata inchiesta per associazione a delinquere, truffa, peculato, falso in atto pubblico, turbativa d’asta e abuso d’ufficio. In Italia c'è un capo di una delle 5 forze di polizia sotto processo che ha 'lavorato' per sopprimere i forestali, il cui nome in passato è addirittura emerso in alcune intercettazioni telefoniche, come ricorda il Movimento 5 stelle, relative al discusso Cipriano Chianese, considerato l'inventore dell'ecomafia in Campania. In Italia c'è un ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, che, rispondendo in Parlamento ai deputati pentastellati Terzoni e Bernini, ha dichiarato di essere all'oscuro del rinvio a giudizio che riguarda Patrone. E' appena il caso di ricordare che Martina non può non sapere, in quanto la Procura in questi casi deve dare comunicazione alla p.a. e perché il pubblico dipendente (Patrone) deve informare del procedimento penale in corso".
E' il commento di Marco Moroni, segretario generale del Sapaf, il maggior sindacato per numero di iscritto del Corpo forestale dello Stato.
"8.000 forestali - dice Moroni - dovranno essere sacrificati, militarizzati, annullati nelle loro competenze e professionalità per fare un favore a Patrone e Martina? Al di là della presunta necessità di 'razionalizzare' le forze di polizia, ci chiediamo adesso che cosa ci sia sotto. Forse davvero quello che era solo un sospetto, l'idea che qualcuno volesse depotenziare la lotta ai reati ambientali, a questo punto rischia di trovare tragiche conferme. C'è una sola soluzione: dimissioni immediate di Patrone e pausa di riflessione di almeno un anno sulla riforma con contestuale avvio di un tavolo di lavoro che coinvolga il governo, il ministero e le organizzazioni sindacali. Possiamo ancora uscire da questa bruttissima situazione”.

agenparl

 

 

 

 

 

 

notiziario 1-2016

Sembra proprio che questo 2016 non si apra con i migliori propositi, almeno per tutti quei Forestali che, come noi, non accettano una militarizzazione come risposta alle necessità riformiste del Premier Renzi. Ormai le voci sono sempre più insistenti e, anche se non ufficialmente, le conferme stanno arrivando ora dopo ora: venerdì 15 gennaio il Consiglio dei Ministri dovrebbe (il condizionale è d’obbligo, visti i precedenti!) emanare la proposta di decreto legislativo per l’accorpamento del Cfs all’Arma dei carabinieri!
Senza nessun confronto con le organizzazioni sindacali, senza portarci a conoscenza dei “dettagli” che cambieranno sostanzialmente il nostro futuro e quello delle nostre famiglie! Certo, un capo del Corpo più vicino alle esigenze del personale, avrebbe sanato queste lacune ma sappiamo tutti che non ha mai brillato in fatto di vicinanza ai Forestali!
Quest’anno ricorre anche il ventennale del SAPAF che, raccogliendo il testimone di quasi trent'anni dall’ANSEGUFOR, ha rappresentato in questi anni un solido baluardo per tutti quei Forestali che hanno creduto in una vera polizia ambientale, garantendo (almeno fino a quando ci è stato consentito) funzionalità, professionalità e peculiarità: in una parola, l’esistenza stessa del CFS! Basta ricordare gli anni bui in cui si vedeva nella regionalizzazione la soluzione migliore; o l’assurda “dipendenza funzionale” dalle regioni stesse; o lo smembramento decretato dal Ministro Bassanini; per finire al clientelismo di Patrone! Sempre in prima linea, sempre contro il favoritismo di pochi per il benessere di molti! Certo, non sono mancati errori o valutazioni sbagliate, ma sempre con onestà intellettuale e con l’obiettivo fondante del nostro sindacato ben fissato davanti a noi: la polizia ambientale!
Forse se ci avessero dato retta, specialmente in quest’ultimo decennio, oggi non staremo vivendo un’altra difficile quanto impari battaglia, ma con i se ed i ma non si fa la storia.
Quindi, continuiamo oggi come ieri a lottare per far vincere le nostre idee e le nostre convinzioni che non sono altro che quelle della maggioranza dei Forestali: non abbiamo “orticelli” da salvaguardare, siamo sempre stati determinati, nel bene e nel male, ma mai ci siamo piegati. Ed anche in questo caso, la nostra lotta ci ha portato ad uno scontro politico surreale, dove il CFS dovrà essere sacrificato sull’altare delle #riformeadognicosto senza tener conto che militarizzare la polizia ambientale ed agroalimentare è un errore strategico, oltre che politico!
Con lo stesso spirito battagliero che ci ha contraddistinto, continueremo a lottare anche dopo l’emanazione dello sciagurato provvedimento, sia dal punto di vista politico (l’iter per la definitiva approvazione richiede comunque del tempo, mesi addirittura) che da quello legale, favorendo i ricorsi di tutti coloro che non accetteranno passivamente questo assurdo destino e vogliono rimanere civili, pur continuando ad indossare un’uniforme!
E comunque, avvieremo una procedura presso la Corte di giustizia europea per far riconoscere la sindacalizzazione degli apparati militari che, sembra, solo in Italia non si voglia riconoscere!
Sarà un anno difficile, duro, forse definitivo per la nostra sorte ma sicuramente saremo in prima linea per tutelare diritti e prerogative dei Forestali e di coloro che si riconoscono con quei “rompicoglioni” del SAPAF!

 

LA VOCE DEI FORESTALI

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