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Bruciature di residui vegetali in Regione Lazio 01-07-2013

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Diritto al'Ambiente, Convenzioni

Diritto all'Ambiente - testata giornalistica

Nota al parere del Dipartimento Istituzionale e Territorio (Area Consulenza giuridica e assistenza agli atti) della Regione Lazio del 18 giugno 2013 Prot. n. 230593

Bruciature di residui vegetali: la Regione Lazio avvia un percorso di riesame dei principi pregressi

A cura del Dott. Maurizio Santoloci e della Dott.ssa Valentina Vattani

 

Torniamo ancora una volta a parlare di bruciature di residui vegetali (tema in riferimento al quale tema abbiamo fatto già una disamina interpretativa in diversi precedenti nostri articoli (1)), soprattutto sotto l’aspetto del contrasto tra disposizioni regionali e la normativa nazionale quadro in materia di rifiuti.

L’occasione, questa volta, è data da un recentissimo parere formulato dal Dipartimento Istituzionale e Territorio (Area Consulenza giuridica e assistenza agli atti) della Regione Lazio del 18 giugno 2013 Prot. n. 230593 (che riportiamo in calce per completezza).

La questione sottoposta a parere ha come premessa il contrasto emerso tra le “Linee guida dell’attività operativa 2013 dell’Ispettorato Generale del CFS”, le quali dispongono che: “… paglia, sfalci e potature nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso, se non utilizzato in agricoltura o per la produzione di energia mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettano in pericolo la salute umana, devono essere considerati rifiuti e come tali devono essere trattati: pertanto la combustione sul campo dei residui vegetali configura reato di illecito smaltimento dei rifiuti, sanzionato penalmente dall’art. 256 co 1 del D.Lgs. n. 152/06” e quanto, invece, stabilito dal R.R. n. 7/2005 che consente l’abbruciamento del materiale vegetale di risulta dei lavori di manutenzione dei castagneti da frutto, degli oliveti e dei terreni saldi e pascolivi.

Si richiama, inoltre, la L.R. n. 39 del 28 ottobre 2002 sulla base della quale la Giunta Regionale adotta il Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi. L’attuale Piano approvato con D.G.R. n. 451/2011 consente abbruciamenti per intervento di prevenzione antincendio autorizzato ai fini dell’eliminazione dei residui di coltivazioni agricole e di potature.

Orbene, nel parere in commento si dà conto di come le Linee guida del CFS riportino e diano esecuzione a quanto disciplinato dall’attuale art. 185, comma 1, lett. f), D.Lgs. n. 152/06 che dispone l’esclusione dalla parte quarta del D.Lgs. n. 152/06 per “le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b), paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana”.

Si sottolinea pertanto (come in più occasioni editoriali e didattiche è stato anche da noi messo in evidenza) che dalla lettura della norma si può desumere a contrario che il materiale agricolo o forestale non utilizzato per gli scopi ed attività previsti dalla norma stessa rientri nella gestione dei rifiuti.

Si rammenta, poi, come la normativa quadro nazionale definisca “rifiuto” qualsiasi sostanza o oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi e, pertanto, si giunge alla conclusione - anche da noi costantemente sostenuta – che: “è di tutta evidenza che, nel caso di specie, l’abbruciamento degli scarti agricoli concretizza l’intenzione di disfarsene e, dunque, tali scarti costituiscono rifiuti che vanno, invece, trattati seguendo le disposizioni di legge.

Premesso quanto sopra, si sottolinea come l’ambito di riferimento della normativa dei rifiuti sia ricompreso nella materia della tutela dell’ambiente, che è di competenza esclusiva dello Stato. Vengono, a questo punto, richiamati i principi esposti in pronunce della Corte Costituzionale più volte citate anche da noi in nostri precedenti articoli, dove si sottolinea che: «la disciplina ambientale, che scaturisce dall’esercizio di una competenza esclusiva dello Stato» … «viene a funzionare come un limite alla disciplina che le Regioni e le Province autonome dettano in altre materie di loro competenza, per cui queste ultime non possono in alcun modo derogare o peggiorare il livello di tutela ambientale stabilito dallo Stato» (2).

Nel parere in esame – dunque – si legge che: “La disciplina statale, includendo il suddetto materiale agricolo tra i “rifiuti”, ne prescrive il trattamento, risultandone non più consentita l’eliminazione mediante l’uso del fuoco, configurante il reato di illecito smaltimento dei rifiuti”.

Si ricorda, poi, quanto disposto dall’art. 177 del D.Lgs. n. 152/06 (come modificato dal D.Lgs. n. 205/2010 ed in vigore dal 25 dicembre 2010), ove si è previsto che le regioni e le province autonome debbano adeguare i rispettivi ordinamenti alle disposizioni di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema contenute nella parte quarta del decreto legislativo n. 152/06 entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.

Pertanto le disposizioni dettate dal R.R. n. 7/2005 che prevedono la possibilità di bruciare i residui vegetali a fini di smaltimento risultano essere non più attuali.

In assenza dell’adeguamento della norma regionale, si dichiara che: “risulta imprescindibile l’applicazione della normativa nazionale, seppur in vigenza dell’art. 92 del R.R. n. 7/2005 che potrà, ricorrendone i presupposti di legge, essere disapplicato dal giudice, tenuto ad assicurare l’applicazione diretta della normativa primaria sovraordinata”.

Si giunge quindi a concludere che: “nel contrasto tra la normativa regionale antecedente e quella nazionale successiva, in una materia ascrivibile alla tutela dell’ambiente e pertanto di competenza esclusiva dello Stato, non appare eludibile l’applicazione della normativa statale, nelle more dell’adeguamento della legislazione regionale o dell’emanazione di nuove disposizioni in ossequio alle modificate previsioni dell’art. 185 D.Lgs. n. 152/06”.

Di particolare interesse il riferimento all’aspetto sanzionatorio. Si ricorda che l’art. 256 D.Lgs. n. 152/06 per lo smaltimento di rifiuti senza autorizzazione prevede sanzioni penali. E dunque, poiché vi è una “riserva di legge statale” in materia penale, ne consegue una assoluta impossibilità di deroga da parte della normativa regionale.

Da ultimo viene affrontata anche la questione dell’impiego come concimante per i terreni delle ceneri derivanti dalla bruciatura degli scarti agricoli e forestali, che alcuni sostengono andrebbe ad esonerare tali residui dall’applicazione della normativa dei rifiuti. Anche in questo caso noi abbiamo sempre sostenuto – sia in ogni sede seminariale che sulle pagine di questa testata giornalistica on line - come non fosse realmente ipotizzabile che l’utilizzo delle ceneri derivanti dai falò agricoli andasse di fatto a legalizzare per prassi diffusa la bruciatura dei rifiuti vegetali (3).

Nel parere – che riporta anche una nota sentenza della Cassazione Penale del 2008 n. 46213, con la quale si è affermato che l’ eliminazione, mediante incenerimento, dei rami degli alberi tagliati non usufruibili in processi produttivi non costituisce una forma di utilizzazione nell’ambito di attività produttive ed inoltre non trova riscontro nelle tecniche di coltivazione attuali l’utilizzazione delle ceneri come concimante naturale – si sostiene dunque che: “il recupero delle ceneri provenienti dalla combustione delle biomasse è appositamente regolamentato, laddove non risulta mai consentito un incenerimento sul campo dei residui agricoli con successivo spandimento diretto delle ceneri stesse sul suolo”.

Un parere – dunque – questo formulato dal Dipartimento Istituzionale e Territorio (Area Consulenza giuridica e assistenza agli atti) della Regione Lazio che coglie e valorizza gli aspetti innovativi e di ampia tutela dell’ambiente che sono alla base della normativa nazionale di settore (e che da questa sono stati tradotti in precise disposizione di legge), attraverso una ricostruzione del quadro normativo/giuridico – a nostro avviso – corretto, puntuale ed ineccepibile.

Maurizio Santoloci e Valentina Vattani

Pubblicato il 1 luglio 2013

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note

(1) Si vedano ad esempio: “Bruciatura grandi cumuli rifiuti agricoli e da potature: ma dove è previsto nel T.U. ambientale che questa pratica è legale? Smaltimento di rifiuti o attività in totale deroga?” a cura di Maurizio Santoloci – pubblicato il 25 agosto 2010 su www.dirittoambiente.net ; “Per la procura di Avellino bruciare residui agricoli è reato di smaltimento illegale di rifiuti e violazione dell’art. 674 codice penale” a cura di Maurizio Santoloci – pubblicato il 10 dicembre 2012 su www.dirittoambiente.net ; “La combustione sul campo dei residui vegetali, operata in modo non controllato, configura il reato di illecito smaltimento di rifiuti. Breve nota a circolare del 13/5/2001 prot. n. 16924 della Regione Sicilia” a cura di Valentina Vattani – pubblicato il 10 aprile 2012 su www.dirittoambiente.net ;

(2) Così Corte Costituzionale sentenza del 14 marzo 2008 n. 62; ripresa insieme a Costituzionale sentenza del 18 aprile 2008 n. 104 in “L’utilizzo delle ceneri derivanti dai falò agricoli davvero legalizza la bruciatura dei rifiuti vegetali?” a cura di Maurizio Santoloci e Valentina Vattani – pubblicato il 9 aprile 2013 su www.dirittoambiente.net ed in “Bruciature dei rifiuti vegetali: brevi note su qualche luogo comune - a cura di Maurizio Santoloci e Valentina Vattani – pubblicato il 28 giugno 2013 su www.dirittoambiente.net

(3) Si veda “L’utilizzo delle ceneri derivanti dai falò agricoli davvero legalizza la bruciatura dei rifiuti vegetali?” a cura di Maurizio Santoloci e Valentina Vattani – pubblicato il 9 aprile 2013 su www.dirittoambiente.net. – ove si afferma che: “Il D.M. 5 febbraio 1998 detta le norme tecniche per il recupero dei rifiuti non pericolosi in procedura semplificata. Tra le varie norme tecniche troviamo anche quelle che disciplinano il recupero delle ceneri di combustione delle biomasse. Tali ceneri, infatti, costituiscono un rifiuto non pericoloso e sono comprese nella categoria “Rifiuti inorganici provenienti da processi termici” (codice CER 10.00.00) del Catalogo europeo dei rifiuti. Esse, invece di essere smaltite in discarica, possono accedere a specifiche attività di recupero disciplinate dalla legge, tra le quali anche la produzione di fertilizzanti:

C) Produzione di fertilizzanti

18.11. Tipologia: ceneri di combustione di sansa esausta e da materiali organici vari di origine naturale [100101] [100102] [100103].

18.11.1. Provenienza: sansifici, impianti di incenerimento o pirolisi.

18.11.2. Caratteristiche del rifiuto: ceneri in polvere o in granuli non contenenti sostanze pericolose.

18.11.3. Attività di recupero: produzione di fertilizzanti conformi alla L. 19 ottobre 1984, n. 748.

18.11.4. Caratteristiche delle materie prime e del prodotto ottenuto: fertilizzante conforme alla L. 19 ottobre 1984, n. 748, che prevedano l'utilizzo dei rifiuti di cui al punto 18.11.

Dunque, la normativa prevede anche la possibilità che le ceneri delle biomasse possano accedere alle attività di recupero in appositi impianti per produrre fertilizzanti, ma come si vede non si fa alcun riferimento alla possibilità di un incenerimento a cielo aperto dei residui agricoli e successivo spandimento diretto delle ceneri su suolo….

Ricordiamo come già la Cassazione con la sentenza n. 46213 del 2008 abbia avuto modo di osservare che: “La eliminazione, mediante incenerimento, dei rami degli alberi tagliati non usufruibili in processi produttivi non costituisce una forma di utilizzazione nell’ambito di attività produttive. Inoltre non trova riscontro nelle tecniche di coltivazione attuali l’utilizzazione delle ceneri come concimante naturale”.

D’altra parte lo stesso decreto ministeriale 15 dicembre 2005, al cui Allegato 2 riporta l’elenco delle norme per il mantenimento dei terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali (art. 5 Reg. (CE) 1782/03 e Allegato IV), vieta la bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine dei cicli produttivi di prati naturali o seminati, al fine di mantenere i livelli di sostanza organica del suolo

Quindi a nostro modesto avviso, per rispondere al quesito che ci siamo posti all’inizio, non è realmente ipotizzabile che l’utilizzo delle ceneri derivanti dai falò agricoli vada a legalizzare per prassi diffusa la bruciatura dei rifiuti vegetali.”.

Si veda anche: “Le ceneri derivanti dalla combustione delle biomasse ed il loro possibile impiego in attività di recupero” a cura di Valentina Vattani - pubblicato il 15 marzo 2013 su www.dirittoambiente.net – ove si legge: “Dunque, in via generale la norma prevede che le ceneri delle biomasse che possono accedere alle attività di recupero derivino sempre da un trattamento termico avvenuto in un impianto, mentre in particolare si prevede la possibilità di un loro utilizzo per la produzione di fertilizzanti ma non si fa alcun riferimento alla possibilità di uno spandimento diretto delle ceneri sul suolo”.

 

Riportiamo in calce il testo integrale del parere in commento

13-06-18 regione lazio - dipartimento territorio

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